Covid e scuola, l’esempio del Liceo STEAM International


Da quasi un anno a questa parte la pandemia del Covid-19 causa incertezze in modo diffuso, colpendo tutti indistintamente.

Tra gli ambiti più colpiti vi è senza dubbio il sistema didattico che ha subito colpi pesantissimi, facendo crollare l’impianto dell’istruzione di base, impreparata, rigida e poco “addestrata” a rispondere attivamente ad una minaccia inaspettata.

L’Italia, proprio dal punto di vista della scuola – e dell’istruzione in generale – non è riuscita a fronteggiare l’ondata pandemica ed a subirne le conseguenze sono stati gli studenti, che si sono ritrovati isolati dalla società.

L’emergenza scuola è stata caratterizzata prevalentemente dalla carenza di socializzazione tra i giovani, un fenomeno divenuto con il passare dei mesi sempre più grave, spingendo molti studenti alla depressione ed altri disturbi sociali (fino ai tentativi di suicidio).

Un fenomeno talmente drammatico che il responsabile di Neuropsichiatria dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma (Stefano Vicari) ha lanciato un allarme: “Posti letto occupati al 100% dai tentativi di suicidio, non mi era mai successo. Al pronto soccorso un ricovero al giorno per attività autolesionistiche.”

Questo dato, purtroppo, è ormai dilagante in tutta Italia, con adolescenti di ogni età in crisi emotiva e – spesso – troppo chiusi in se stessi per esternare il proprio disagio, al punto da compiere gesti disperati e distruttivi, a causa dell’impossibilità di relazionarsi con i coetanei.

Ma c’è chi ha reagito con successo, come il Liceo STEAM International di Rovereto, che ha saputo affrontare con netto anticipo le problematiche degli ultimi mesi. L’obiettivo principale di questo Liceo è una sfida alla scuola gentiliana, dove con un cambio di passo nell’organizzazione, nell’orario contrattuale del docente, ed il forte sviluppo di piani studio innovativi ed interdisciplinari, si punta punta alla crescita di una generazione di giovani in grado di accettare e vincere le sfide (anche grazie allo studio del problem solving) di una società sempre più complessa.

Grazie a questo modello, mentre le infrastrutture scolastiche di tutto il Paese erano (e sono) avvolte dalla disorganizzazione e rigidità infrastrutturale, il Liceo STEAM (Science Technology Engineering Arts Mathematics) International è riuscito a mantenere attivi i corsi in presenza per il 75% dei propri studenti, compresi i ragazzi affetti da disabilità, mantenendo fede ad una missione che punta a non lasciare esclusi.

La ricetta del successo? Aver giocato d’anticipo. L’istituto è riuscito ad intuire il rischio di chiusura generalizzata in Italia ed ha così avviato una stringente procedura di sicurezza (quasi da Business Continuity), che consentisse alla maggior parte degli studenti di continuare ad usufruire della formazione tradizionale.

Così, in poco tempo, la struttura è riuscita ad organizzare tamponi, contenimento dei possibili casi COVID-19 tra gli studenti e messa in sicurezza dei luoghi di studio.

Questo ha consentito non solo il mantenimento di un alto livello di studio, ma anche la socializzazione, i rapporti personali e le relazioni tra gli studenti, elementi essenziali specialmente per bambini ed adolescenti, come confermato dall’allarme dell’Ospedale Bambino Gesù.

L’istruzione, però, non dovrebbe essere merce di scambio della vita politica del Paese, in quanto la scuola è anticipazione di ciò che vedremo negli anni a venire. Ne sono una conferma anche le parole rilasciateci del Direttore Generale dello STEAM, la Dott.ssa Laura Scalfi: “La scuola va approcciata non come bacino di consenso elettorale, ma con una progettualità che partendo dai problemi concreti ne delinea le soluzioni e le attua anche se questo porta a dover percorrere strade che costringono tutta la comunità scolastica a mettersi in gioco, mettendo al centro delle politiche scolastiche lo studente e demandando poi alla concertazione/contrattazione sindacale il giusto riconoscimento dell’impegno.

Purtroppo, oggi il processo imbriglia la scuola in sovrastrutture, spesso ideologiche che ne limitano la mission”, causando “una dispersione scolastica altissima, analfabetismo funzionale che ci vede far meglio solo della Turchia, docenti demotivati, studenti spesso spenti e tanto ci sarebbe ancora da dire”

Ed ancora, proprio riguardo alla riuscita del progetto STEAM in periodo pandemico precisa che “questo percorso è stato possibile a norma vigente a dimostrazione che la rigidità nella scuola sta in chi la scuola la fa. È questo stile che ci ha accompagnato anche nell’affrontare la pandemia. Non abbiamo voluto perdere la relazione quotidiana con i nostri studenti”.

Quindi, se è vero che bisogna proteggere l’economia nazionale con finanziamenti e manovre di politica-economica, è altrettanto vero che rinnovare l’istruzione, specialmente di primo e secondo livello, consente di garantire il benessere economico e sociale di una nazione nei prossimi anni, proteggendo la cosiddetta “next generation”.

Speriamo che la scuola non sia più parte solo di una agenda politica, ma anche dell’agenda del Paese, così da creare un fil rouge che vada oltre il tempo e le politiche, con un unico scopo: il futuro di tutti noi.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*