COVID 19 : quando la libertà di uno può essere una danno per quella degli altri


La situazione odierna era prevedibile e coloro che questa estate e all’inizio dell’autunno hanno definito “liberticidi” le persone che mettevano in guardia dai rischi di una mancata prevenzione sui comportamenti sociali, affermando che il virus era “clinicamente morto”,  in questi giorni sono scomparsi dai media.

Non è eticamente accettabile che chi ha sostenuto l’inutilità dell’uso della mascherina adesso accusi il Governo di incapacità e ritardi. Ma, ormai, la diga della prevenzione sociale era saltata ed oggi tutti ne paghiamo le conseguenze drammatiche, per alcuni esiziale.

All’inizio avevamo scritto che, in Italia, questa pandemia si sarebbe manifestata come una spinta alla evoluzione della specie umana. Infatti i più fragili sono deceduti,  i sopravvissuti hanno problemi di ordine generale ( chissà ancora per quanto), mentre si alterano gli equilibri sociali con una perdita netta delle nascite.

Chi non è stato direttamente colpito vorrebbe invece, rimuovere questi problemi: oggi, passeggiando per Villa Pamphilj a Roma, almeno metà delle persone portava la mascherina come sottogola o come ornamento estetico al braccio, mentre continuano in maniera diffusa  manifestazioni di protesta contro le chiusure di attività ad alta intensità sociale con il sostegno di autorevoli opinionisti.

Le manifestazioni, anche violente, sono all’ordine del giorno e contribuiscono ad esasperare la situazione di disagio ed insicurezza verso il futuro, in tutto il mondo occidentale.

Ne usciremo?  Sì, ma sarà un inverno durissimo che metterà a dura prova le popolazioni e che, quasi certamente, sarà l’occasione di un nuovo patto sociale e di una nuova stagione dell’unità della UE, che nel suo insieme ha risorse morali ed economiche. Quando il vaccino sarà effettivamente disponibile, insieme a trattamenti terapeutici complementari, si potrà organizzare un futuro meno problematico.

Adesso bisogna organizzare, oltre ai lockdowns territoriali, dei sistemi di accoglienza delle persone positive asintomatiche che debbono trascorrere il periodo di quarantena fuori dai loro contesti familiari, i quali  diventano il luogo privilegiato della diffusione virale che sarà acuita anche dalla attesa epidemia stagionale della “normale” influenza”.

Bisogna attivare in tutta Italia i COVID 19 HOTELS,  dove le persone asintomatiche e/o pauci sintomatiche, possano trascorre il tempo necessario al riparo ed in isolamento, come hanno fatto i paesi orientali che sono riusciti a  mettere  sotto controllo la diffusione dell’infezione.

L’isolamento attiene ad una misura che elimina la possibilità di diffusione interpersonale e può far scendere in tempi relativamente brevi la curva dei contagi con un costo “alberghiero” assolutamente inferiore a quello che si avrebbe con la ospedalizzazione dei contagiati; infatti ogni 15/20 giorni il numero di nuovi contagi si ridurrebbe della metà e quindi in 30/40 giorni da un contagio 1:1  si passerebbe da 1: 0,25.

Non mancano certo in Italia posti  letto alberghieri e si  darebbe altresì un parziale  reddito a categorie in grandi difficoltà economiche.

A tutte le categorie  messe in stand by vanno assicurati  i contributi necessari,   che diventano oltretutto spesa diffusa,  liberandole dalle insidie  dell’usura criminale; avrebbe grande significato un fondo di solidarietà  alimentato da tutti coloro che nella PA e nelle cariche di governo nazionale e regionale  prendano emolumenti e/o pensioni superiori a 70.000 euro/anno.

Va esaminato con attenzione il risultato di Giappone, Korea, Taiwan, che sono paesi democratici e fare altrettanto, compresa l’adozione dell’ ancora imperfetto sistema IMMUNI.

Chi invoca ancora la privacy…si chiuda in casa e possibilmente faccia profonda riflessione su quanto ha affermato Mattarella: la libertà di ciascuno finisce dove comincia quella degli altri.

E tra altri in primo luogo tutto il personale della Sanità e le Forze di Polizia, in prima linea per fronteggiare i problemi in gran parte creati dagli esegeti della privacy personale, in difesa del principio che la libertà non abbia regole.

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