Cortei ossimoro: quando la divisione di idee trascende nella guerra dei deboli


Di Nicolò Monaco

Ha del paradossale e fa riflettere quello che è successo a Genova il 06/12/12 dove nel centro del capoluogo ligure si sono incrociati due cortei distinti: il primo portato avanti dalle più importanti sigle sindacali (che incredibilmente sono riusciti nel non farsi la guerra fra loro come avviene sempre più sovente) e il secondo, organizzato dagli studenti. I primi con lo scopo di ottenere lavoro e le commesse sulle grandi opere da sempre promesse; i secondi con il palese obiettivo nel negare l’ implemento delle sempre più vitali opere infrastrutturali.

Un incrocio di cortei decisamente parossistico che ha sfiorato attimi di tensione, con le forze dell’ ordine intervenute onde evitare il peggio. Uno scontro generazionale e di ordine sociale che non è altro che lo specchio della società italiana. Tre gli attori in gioco:stato, edili, studenti. Le istituzioni che non sono riuscite a far valere i diritti e a promuovere un settore italiano ormai al tracollo, ma quanto mai strategico e battito cardiaco per l’ economia: l’ edilizia.

Sono anni ormai che a livello europeo sono stati definiti i corridoi della rete trans-europea dei trasporti (ten-t), che garantirebbero se attivati una cospicua crescita del sistema Paese. Opere prioritarie oltre che per la crescita e per l’ aumento di un considerevole numero di posti di lavoro, per mostrare alla scettica Europa la serietà imprenditoriale del sempre criticato tessuto economico italiano. A Genova si parla tanto di “Gronda” un interessante progetto infrastrutturale nato per snellire il traffico del capoluogo, centro nevralgico del trasporto di beni e di persone. Un’ opera che se attuata potrebbe risolvere alcune delle attuali criticità del sistema logistico-trasporti non solo del Nord-Ovest, ma dell’ intero paese.

Queste le richieste degli edili genovesi: commesse per dare slancio a un’ economia in recessione.
Dall’ altra parte giovani che non vogliono tutto ciò.

Ma nulla di nuovo in Italia, da troppo tempo ormai sono le minoranze che fanno pendere gli aghi della bilancia, per interessi di ben più ridotti orizzonti di quello che è più opportuno al Paese.

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