“CONOSCENZA” E “COMPETITIVITÁ”: L’ITALIA ANCORA IN FORTE RITARDO

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L’Istituto Nazionale di Statistica – ISTAT sta sempre più rafforzando la sua identità, non solo di ente di primaria istituzione pubblica, produttrice di statistica ufficiale, ma anche di ente pubblico di ricerca. Lo confermano due significative iniziative recentemente portate avanti.

Si tratta di due attualissimi volumi digitali (e-book), prodotti appunto dagli studiosi e ricercatori dell’ISTAT, che si riveleranno molto utili sia per ogni cittadino amante di conoscere la condizione del processo complessivo di “modernizzazione” del nostro Paese (che, ahinoi registra in verità molte battute d’arresto) sia, soprattutto, per gli operatori dei settori della Ricerca & Sviluppo e Innovazione i quali vi troveranno sicuramente molti spunti di riflessione.

Stiamo parlando del “Rapporto sulla Conoscenza/2018”, presentato ufficialmente nella iniziativa del 22 febbraio u.s. presso l’Aula Ottagonale delle Terme di Diocleziano in Roma e del “Rapporto sulla Competitività dei Settori Produttivi/2018”, presentato ufficialmente a Milano il 23 marzo u.s. presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio in Piazza Turati.

Abbiamo partecipato con moto interesse ed attenzione al primo di questi eventi più direttamente legato ai settori del nostro impegno.

La partecipazione al primo di questi eventi, più direttamente legato ai settori dell’impegno di UIL-RUA, ha dato modo di registrare un esauriente (e per molti versi drammatico) riscontro di quanto da anni il sindacato va “predicando” sul gap che caratterizza il nostro Paese in materia di politica scientifica e tecnologica. A cominciare dai livelli di spesa per R&S, con le conseguenze che tutto ciò ha sullo sviluppo economico sociale e civile del Paese.

Nei diversi interventi sono emersi i dati di un’analisi impietosa quanto veritiera (proprio perché basata su campioni molto vasti di dati censiti).

Il Rapporto si articola in 6 capitoli:

  • La conoscenza nell’economia e nella società
  • La creazione di conoscenza
  • La trasmissione della conoscenza
  • L’uso della conoscenza
  • L’istruzione nelle imprese
  • Gli strumenti e le sfide per le politiche.

Un dato di grande interesse nella impostazione del Rapporto è, appunto, la lettura, insieme “distinta” ed “integrata”, che esso fa del fenomeno conoscenza nelle sue diverse dimensioni ed ambiti: la creazione di conoscenza (università, ricerca, alta formazione), la trasmissione della conoscenza (sistema dell’istruzione e della formazione) , l’uso della conoscenza ( società e sistema produttivo).

Questa distinzione è per UIL -RUAdi molto importante: ribadisce la distinzione, ed insieme la continuità, dei tre segmenti fondamentali e delle tre mission essenziali di cui si compone la filiera della “conoscenza”.

Naturalmente il Rapporto evidenzia come i ritardi che si manifestano nella “creazione” e nella “trasmissione” incidono in maniera diretta sul livello complessivo di civiltà, di produttività, di competitività, di benessere sociale che vede appunto il nostro Paese, salvo rare eccezioni, arretrare anziché conquistare posizioni in Europa e nel mondo.

In particolare sul segmento iniziale, che riguarda più direttamente, il ruolo degli Atenei e degli Enti Pubblici di Ricerca, si può registrare l’ulteriore aumento del gap, riguardante il nostro Paese, in termini di intensità della spesa in Ricerca e Sviluppo, che rappresenta quasi la metà di quella delle maggiori economie. Il divario sia di Università, sia dei centri di ricerca pubblici, sia soprattutto delle imprese si attenua un pochino se si fa riferimento al numero degli addetti (in leggera ripresa) e all’output produttivo (brevetti, pubblicazioni etc.).

In sostanza a “salvarci” è soprattutto la qualità della produzione dei nostri ricercatori, il cui output in termini di pubblicazioni colloca il nostro Paese a livelli primari di eccellenza.

La spesa in R&S delle imprese è per circa un quarto effettuata dalle controllate nazionali di aziende estere. Siamo in generale ritardo rispetto alle economia più avanzate; eccelliamo nella innovazione a supporto del “made in Italy” o in settori come l’industria meccanica ed alimentare. La quota dei nostri investimenti immateriali è al 16,6% inferiore di quasi 4 punti rispetto alla media UE.

E’ negativo il saldo dell’ attività inventiva e nelle affiliazioni degli autori: in sostanza i nostri studiosi che vanno all’estero sono più di quelli che entrano nel nostro Paese. Ed i brevetti con inventori residenti in Italia per conto di imprese estere superano quelli delle nostre imprese all’estero. In altri termini: continuiamo a “regalare” ai nostri competitors risorse umane, competenze e risorse economiche che non riusciamo e non sappiamo sfruttare.

 

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