Cheney, il Macbeth della politica americana

dick-cheney

Il film sulla vita di Dick Cheney e della moglie Lynne, che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua attività pubblica, offre uno spaccato della politica americana da non perdere.

La tesi del regista è che Cheney, dall’11 settembre in poi, come vice di Bush, abbia, in effetti, dominato la Casa Bianca (e il debole inquilino) con una spregiudicatezza ben superiore a quella del suo stesso mentore, Donald Rumsfeld.

Memorabile è la scena della risata di Rumsfeld, a cui il Cheney, apprendista stregone, ingenuamente chiede “ma noi in cosa crediamo?”.  La risata risolve definitivamente gli eventuali dubbi morali superstiti di Cheney, che, in perfetta simbiosi con la moglie, conquista e usa il potere a propria discrezione.

Altrettanto memorabile ed eloquente è il duetto dei coniugi, che, a letto, recitano a memoria il Macbeth, dramma di Shakespeare sul potere e sulle ambizioni sfrenate, offrendo agli spettatori la prova del loro credo e dell’impegno profuso nella preparazione dei loro poco commendevoli piani.

La carriera politica di Cheney si conclude sostanzialmente con l’avvento dell’Amministrazione Obama, che Cheney non esita a definire “il peggior presidente che abbia mai visto”, perfino peggio, nella sua visione, di Jimmy Carter (che evidentemente non collimava con i criteri di un presidente cinico e spregiudicato).

Vale la pena ricordare anche l’attenzione della politica, in genere, non esclusiva di Cheney, per la propaganda e la battaglia delle parole. L’effetto serra era locuzione sgradita al pubblico, per mancanza di appeal, ed era, quindi, poco finanziabile con i soldi dei contribuenti. Allora è diventata “il controllo dei cambiamenti climatici”. Da allora, i soldi sono stati profusi a dovizia e pochi si chiedono chi, in effetti, ne tragga beneficio.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

Leggi gli altri articoli
maxresdefault
Cultura e società, Primo Piano / Il labirinto del silenzio, film e realtà