Calcio corrotto, specchio di una nazione infetta con bilanci fasulli, soldi facili e astuzie delle oligarchie


Non seguo il calcio. Non conosco calciatori, arbitri, CT, presidenti. Non mi intendo di catenacci o di altre strategie di gioco e francamente non mi interessa approfondire. Vivo infelice lo stesso. Non per il calcio, ma perché il calcio in Italia è lo specchio della Nazione. Lo dice Mentana nell’articolo “Qui non si tratta solo di Moggi” (Il Mondo). Lo dicono in tanti. Oggi. Ieri, chissà perché, era diverso. Non c’erano gli inciuci, le pressioni psicologiche e non solo, non c’erano i bilanci fasulli e i riconoscimenti di credito a dir poco azzardati, non c’erano i procuratori con esclusive garantite dal sistema, non c’erano i soldi facili che affluivano nelle tasche dei soliti noti, dei loro accoliti, dei parenti più intimi. Perché, si sa, in Italia la famiglia ha il suo peso.

Mentana non ama il calcio, ma si è fatto un’idea del sistema e ritiene che quel mondo sia stato sempre permeabile alle astuzie dei più ricchi, dei più forti, dei più furbi, dei più spregiudicati. Io non amo il calcio e da tempo mi sono accorto che la società è infettata da mali che riguardano il calcio ma non solo. Da tempo segnalo su L’opinione le distorsioni di sistema (devo chiamarle così), sorrette dalla politica, dalle prassi, dalla rassegnazione della gente qualunque, dei cittadini perbene, esposti alle astuzie e alle prevaricazioni dei più ricchi, dei più forti, dei più furbi, dei più spregiudicati di cui parla Mentana e di cui L’opinione ogni giorno offre all’attenzione di tutti esemplari spaccati di verità. Non c’è dubbio che la politica sia cinica, offra spettacoli avvilenti, abbia creato dei mostri che, sotto mentite spoglie, lusingano le emozioni, le speranze, le esigenze dell’uomo qualunque.

Ma l’uomo qualunque deve reagire, raccogliersi con gli altri parìa della società ed esprimere nuove rappresentanze senza abdicare al controllo sulla politica, avvalendosi delle tante agenzie della società civile, per evitare che i signori delle oligarchie e del potere usino e abusino del mandato ad essi assegnato nell’interesse della collettività. Per non incorrere nell’unico peccato che non può essere assolto, la stupidità.

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