Il Bunker Soratte, una visita da fare

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Vicino Roma, sotto il Monte Soratte, c’è un monumento nazionale che pochi conoscono: il Bunker Soratte, realizzato negli anni dal 1937 al 1943, per alloggiare e proteggere il governo in caso di invasione nemica del territorio nazionale.

L’opera è stata progettata ed eseguita egregiamente ed alacremente. Consiste di quasi 5 chilometri scavati nella roccia con grande capacità tecnica. Si tratta di un’opera ingegneristica di rilievo, che testimonia le capacità della scienza e della tecnica italiane, seconde a nessuno nel mondo, oggi come allora.

Il Bunker non è mai stato utilizzato secondo progetto, essendo intervenuta il 25 luglio 1943 la destituzione del Governo Mussolini, a cui è seguita prima l’occupazione tedesca, poi l’occupazione/liberazione delle Forze Alleate. Data la vicinanza a Roma e la collocazione strategica nel Centro, non lontano dalle spiagge di Anzio e di Nettuno dove sarebbero sbarcati gli Alleati, il Bunker, quasi finito, venne adibito dal comando tedesco a proprio quartier generale per quasi un anno, fino al giugno del 1944.

Il 12 maggio 1944, 75 anni fa, il Monte Soratte, che nascondeva al proprio interno, sotto centinaia di metri di roccia, il comando tedesco, venne pesantemente bombardato da una flotta possente di aerei americani B17, proveniente dal Sud. Il vicino villaggio di S. Oreste (allora 1000 anime, oggi 3000) venne risparmiato. Il Monte e il Bunker resistettero e sopravvissero. Uniche vittime furono le truppe tedesche di avvistamento e difesa antiaerea, oltre a poche sfortunate vittime civili.

Di lì a poco, il Bunker venne gradualmente abbandonato dai tedeschi, e dimenticato dagli italiani nel dopoguerra, fino al 1967. In quell’anno, i lavori ripresero in una parte del Bunker per adeguare le gallerie a rifugio antiatomico. In caso di bombardamento atomico della Capitale, 100 fortunate persone, informate, evidentemente in anteprima e in esclusiva, di quanto sarebbe avvenuto, avrebbero trovato ricetto nell’attesa dello smaltimento.

Oggi come oggi, sembra un’idea un po’ folle e assolutamente antidemocratica – a dir poco – che 100 persone (di qualche milione) potessero correre ai ripari, abbandonando al suo destino la popolazione civile, ignara, e perfino i militari, che avrebbero dovuto scortarle a destinazione, rimanendo esposti alla nube atomica. Un sacrificio delle piramidi dei faraoni, al contrario. Lì, le vittime sacrificali venivano chiuse all’interno. Qui, sarebbero rimaste fuori. Forse qualcuno si pose il problema dell’effettiva utilità dell’opera, a fronte di costi importanti e certi, e le attività di adeguamento si conclusero nel 1972. Da allora, fino all’inizio del 2000, sul Bunker Soratte scese la coltre del silenzio. Dopotutto, era un’opera “fascista”.

Finché, nel paese di S. Oreste, un delizioso centro abitato facilmente raggiungibile da Roma, dalla Flaminia o dall’Autostrada, un gruppo di giovani bravi e volenterosi si è reso conto del pregio e dell’attrattività dell’opera monumentale e, superando gagliardamente le maglie della burocrazia italiana, si è organizzato in associazione, aprendo il Bunker alle visite guidate. Chi scrive ha conosciuto William, uno del gruppo, preparato e motivato, come non capita spesso. E’ una visita da fare, del Bunker, di uno scorcio di storia nazionale e di S. Oreste, un paesino pulito, ordinato e accogliente.

 

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