BLACK FRIDAY, COME CAMBIANO LE NOSTRE ABITUDINI

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Il venerdì nero degli sconti e dello shopping spasmodico. Così si potrebbe tradurre il famoso Black Friday, ricorrenza americana che cade il giorno seguente alla Festa del Ringraziamento e che conta un giro di affari di miliardi di dollari. Questa tradizione risale agli anni Sessanta, quando i commercianti proponevano affari d’oro nei propri negozi, invogliando i clienti a fare file chilometriche per accaparrarsi la merce. Mentre il termine “nero” è stato coniato dalla polizia municipale di Philadelphia in relazione al traffico ad esso conseguente. Una giornata che col passare del tempo si è andata a trasformare in quasi una settimana di sconti, col Cyber Monday, il lunedì successivo, per i prodotti tecnologici, e il Travel Deal Tuesday, per l’acquisto di viaggi.

L’attesa è molto alta anche in Italia, complice la pubblicità pervasiva degli ultimi giorni. Si stima che nel nostro paese il valore delle transazioni online arriverà a 800 milioni di euro (fonte: Osservatorio eCommerce B2c) , tre volte tanto rispetto al normale flusso quotidiano. Certo, sono numeri quasi irrisori in confronto a quelli americani, ma non bisogna dimenticare che in Italia si tratta di un’iniziativa che, per ora, riguarda per lo più la vendita online e il settore dell’elettronica, e che ha preso piede solo da pochi anni.

Le associazioni di commercianti hanno opinioni contrastanti: secondo alcuni è un bene aderirvi, ma molti altri pensano si tratti di uno svantaggio, sentendosi “obbligati” a scontare i prodotti nel periodo dell’anno in cui le casse si riempiono di più, grazie ai regali di Natale. Come se la vendita online non gli rendesse già la vita difficile.

Si potrebbe pensare che il Black Friday sia semplicemente l’ennesima trovata americana mutuata dall’Italia, una delle tante conseguenze della globalizzazione, ma a ben vedere questa giornata mostra qualcosa di più: le nostre abitudini stanno cambiando inesorabilmente, e senza neanche rendercene conto ci ritroviamo immersi in una realtà alla quale ci adattiamo, senza realmente sceglierla. Anzi, ne diventiamo dipendenti, tanto da essere preoccupati per la notizia dello sciopero dei lavoratori di Amazon della filiale di Piacenza, che reclamano contro gli stipendi troppo bassi, proprio in occasione di questo evento.

A quanto pare le abitudini cambiano, ma ai nostri diritti siamo ancora affezionati. Per fortuna.

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