Attacco concentrico all’olio extravergine


L’olio extravergine di oliva, un tempo fiore all’occhiello del made in Italy e della tradizione italiana, è sempre più bistrattato sul campo (come dimostrano gli scandali ricorrenti). Anche da coloro che dovrebbero fare di tutto per tutelare produttori seri e consumatori, e che, invece, si distraggono o non si informano: amministratori e politici.

La corte di cassazione stigmatizza tutte le forme di frodi e impone il dovere della corretta informazione del consumatore! Per tutta risposta lady Pesc (la Mogherini) si sente investita del dovere di “aiutare” l’economia tunisina sollecitando l’importazione di una quantità imbarazzante di olio (locale?) che, una volta importato in Italia, si disperderebbe nel mercato, come è successo tante altre volte. E la ministra Boschi, per non essere da meno, in contemporanea – guarda caso! – sollecita un provvedimento di legge, che, una volta introdotto nel sistema, svuoterebbe di contenuto il reato di frode in commercio. Non è un attacco concentrico al sistema produttivo italiano, è molto peggio, è una corsa al massacro. A favore di chi?

I dietrologi si scatenano nel gossip della politica. Mentre, una volta tanto, Dagospia tace. E’ la ricorsa affannosa di un groviglio di interessi che stanno per scatenarsi e che richiedono un po’ di cemento per tenersi insieme? O è la manifestazione di una attenzione deferente a potentati smaniosi di coccole e denaro facile? Nel settore dell’olio non si fatica a capire la regola del vantaggio. Basta ricordare il miliardo che la cassa depositi e prestiti, secondo il Corriere della Sera, avrebbe investito volentieri nelle grandi marche del passato, acquistate poco dopo per quattro, cinque volte meno da un fondo inglese. Il mercato dell’olio non è un ambiente di signorine. Ma il troppo stroppia. Come sta accadendo. Chi dirà per primo: basta?

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