Appunti Liberali #2


Il liberalismo: teoria e storia

Scuola di Liberalismo di Sulmona, 5 novembre 2012
Nicola Iannello

 

Il liberalismo è una teoria (o una filosofia o una dottrina) politica che interpreta il mondo sociale e ci dice anche come cercare di indirizzarlo. È una delle grandi famiglie politiche della cultura contemporanea.Il liberalismo è anche la sua storia, perché è un pensiero che si fa nel suo sviluppo; è una galleria di personaggi più che un corpo organico di dottrina (com’è invece il marxismo).

Teoria
Per i liberali, la libertà è il più elevato valore politico (Lord Acton).Non è possibile trade off con altri valori: il liberale non scambia un pezzo di libertà con un po’ di eguaglianza, di giustizia sociale ecc.Restrizione al campo politico, quello che si occupa del legittimo uso della forza nelle relazioni umane.

Quale libertà? La libertà come non impedimento, cioè assenza di coercizione fisica (il liberalismo non considera limitazioni alla libertà i persuasori occulti, la pubblicità, le tradizioni, il conformismo ecc.).La libertà dei liberali è la “libertà da”, non la “libertà di”, per riprendere una distinzione resa celebre da Isaia Berlin. Si parla anche di libertà negativa perché definita ex negativo, ovvero dall’assenza del suo contrario. Anche altri valori importanti come la pace a la giustizia sono definiti negativamente come assenza di guerra e neminem laedere.A Roma, il liber era il non schiavo.Se la coercizione è una minaccia alla libertà, lo è potenzialmente anche il potere politico, che usa la coercizione. Per i liberali il potere politico può addirittura diventare il pericolo più grave per la libertà.Bertrand de Jouvenel sosteneva che il potere è sia una necessità sociale (perché le società organizzate hanno bisogno di una regolamentazione dell’uso della forza) sia un pericolo sociale (perché il potere può diventare il nemico della libertà).Lord Acton scrisse: il potere tende a corrompere, il potere assoluto tende a corrompere assolutamente.I liberali sono inseriti nella millenaria riflessione sul rapporto tra libertà e potere; anzi, sono coloro che fanno della limitazione del potere politico il loro programma.Il liberalismo si interroga sul grande dilemma della filosofia politica. Rendiamolo esplicito con le parole di due pensatori:• Spinoza: trovare un ordinamento politico che freni governanti e governati, in modo che né questi diventino ribelli né questi si trasformino in tiranni• Leo Strauss: conciliare una libertà che non sia licenza con un potere che non sia oppressione.

In una formula, la risposta del liberalismo a questo dilemma si può sintonizzare così: monopolizzare il potere per minimizzarlo. Ciò attraverso istituzioni e una prassi politica che elaborano strumenti per limitare il potere politico: Dichiarazioni dei diritti Costituzioni Separazione dei poteri Corti costituzionali Stato di diritto Giustizia amministrativa

Si pone una grande questione: il liberalismo con le sue istituzioni è riuscito a tenere a freno il potere politico? La storia del Novecento induce a qualche scetticismo…

Storia Liberalismo prima della parola e dopo la parola.

Nel lessico politico, la parola liberale entra con il partito liberal spagnolo, contrapposto a quello servil, all’epoca della costituzione di Cadice del 1812; ma già in Adam Smith figura l’aggettivo liberale con significato politico.Quella del liberalismo è una storia europea perché il nostro continente è stato la terra della libertà grazie alla frammentazione del potere poitico dalla caduta dell’Impero romano: dal 476 nessuno (Carlo Magno, imperatori germanici, Luigi XIV, Napoleone, Hitler) è più riuscito a unificare l’Europa sotto un’unica autorità politica, al contrario di quello che è avvenuto in altre macroaree come la Cina, l’India e i grandi imperi dell’America precolombiana.Da una particolare e contingente situazione istituzionale nasce anche una riflessione sulla libertà e gli strumenti per proteggerla.

John Locke, Due trattati sul governo (pubblicati nel 1690). Proprietà di sé e del proprio lavoro, quindi delle cose prodotte.Chiama riassuntivamente Property i diritti prepolitici dell’individuo: Life, Liberty and Estate (cioè la proprietà materiale). Governo istituito dal consenso del governati al fine di tutelare i diritti individuali, esposti a rischi nello stato di natura. La società è il prius, il governo il posterius. C’è un rapporto di mezzo a fine tra governo e diritti individuali.Diritto di resistenza al governo che viola i diritti individuali: appello al cielo.

Influenza di Locke sulla Dichiarazione di indipendenza americana, 4 luglio 1776.

Adam Smith, Ricchezza delle nazioni, 1776Libertà di scambio e commercio contro il mercantilismo, cioè lo statalismo economico. L’ordine sociale scaturisce dalla cooperazione di individui che perseguono i propri fini, come conseguenza inintenzionale delle loro azioni intenzionali. Quello che Smith illustra sotto la metafora della “mano invisibile” verrà illustrato in modo esteso da Friedrich von Hayek con il concetto di catallassi, ovvero un ordine sociale spontaneo e non pianificato, dove non c’è una gerarchia obbligatoria dei fini.

Thomas Paine, Senso comune, 1776. La società deriva dai bisogni, il governo dalla malvagità; la prima è sempre una benedizion, il secondo un male necessario, che può diventare insopportabile se usato contro di noi (per giunta con i mezzi che noi gli abbiamo dato).

Le nuove sfide al liberalismo: democrazia e socialismo.

Liberalismo e democrazia rispondono a due domande diverse: come limitare il potere in modo che non leda i diritti dei cittadini il primo, chi deve detenere il potere sovrano la seconda (che risponde: il popolo).Il liberalismo non nasce democratico: Immanuel Kant e Benjamin Constant sono per il suffragio censitario: solo che è proprietario ha un interesse nella cosa comune e può votare.Il liberalismo finisce per accettare il suffragio universale ma resta scettico sul fatto che il “potere del popolo” significhi automaticamente maggiore libertà.

Liberalismo e socialismo.

La parola socialismo nasce negli ambienti saintsimoniani e positivisti francesi degli anni trenta dell’Ottocento, contrapposta all’individualismo della società borghese.I liberali sono visti come nemici da socialisti e comunisti e molti ricambiano l’inimicizia. Alcuni si fanno ipnotizzare dalla “questione sociale” che emerge con l’industrializzazione e la nascita del proletariato delle fabbriche.L’esempio maggiore di liberale che si fa contaminare dal socialismo è John Stuart Mill, protagonista della svolta del liberalismo a favore dell’intervento dello Stato nell’economia. Per l’autore di On Liberty (1859) il libero scambio è coerente col principio di libertà ma ha fondamenti diversi, tanto che restrizioni al commercio non coinvolgono la libertà individuale.Verso un sempre maggior intervento dello Stato nella vita economica si muovono altri pensatori britannici, come Thomas Hill Green e Leonard Hobhouse, autore nel 1911 di un libretto intitolato Liberalismo, che teorizza una forte limitazione della proprietà privata e un ruolo molto attivo dei poteri pubblici.In America è John Dewey a proclamarsi a favore della socializzazione delle forze produttive.

Per paradosso della storia, sono questi intellettuali a diventare i liberal tout court nei paesi di lingua inglese, a scapito dei sostenitori della proprietà privata e della libera iniziativa economica. Oggi in America liberal sta a indicare “i socialisti di un paese senza socialismo” (Sartori).In Italia ha molto rilievo la polemica tra Benedetto Croce e Luigi Einaudi sul liberismo. Per il filosofo abruzzese, il liberalismo non va confuso col liberismo economico: il primo è un concetto spirituale, etico-politico, il secondo materiale ed economico; tanto che il liberalismo può esistere anche facendo a meno del liberismo e accettare organizzazioni dell’economia di stampo socialistico o comunistico. L’economista piemontese ribatte che non ci può essere libertà politica senza libertà economica: in Unione Sovietica, dove lo Stato era padrone di rotative, carta e inchiostro risultava molto difficile stampare un giornale anticomunista…In Italia si parla di socialismo liberale (Carlo Rosselli) e di liberalsocialismo (Guido Calogero), proprio concependo la possibilità di accoppiare un liberalismo non liberista con un socialismo non marxista.Se c’è qualcosa che caratterizza la rinascita del liberalismo in epoca recente (dopo la Seconda guerra mondiale) è proprio la comprensione del ruolo della vita economica nel complesso dell’ordine sociale.

Proprio l’affermarsi nel Novecento di regimi politici antiliberali – comunismo, fascismo, nazismo – ha permesso di comprendere plasticamente l’importanza della libertà economica in quanto libertà tout court.Ecco che è impossibile parlare di liberalismo e di società aperta oggi senza una riflessione sul mercato.Il mercato è luogo di scambio pacifico e di libertà. È una rete di cooperazione sociale che permette di beneficiare del lavoro e dell’iniziativa di ciascuno con beneficio di tutti. I sistemi politici che hanno preteso di fare a meno del mercato o di limitarlo in modo sostanziale sono andati incontro sia alla miseria sia alla cancellazione della libertà.

Non c’è da stupirsi di esiti estremi quali l’anarcocapitalismo, che considera il mercato come luogo sociale dove tutti i beni e i servizi richiesti da una società di uomini possono essere prodotti nella quantità e qualità voluta.

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