Anche l’Onu ascolta il Nuovo Mille

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Il Nuovo Mille qualche settimana fa ha proposto di mandare una nave ai confini delle acque territoriali libiche, per osservare, dissuadere e, all’occorrenza, intervenire. Qualche lettore ci ha dato dei guerrafondai, malgrado l’evidenza del pericolo per il territorio italiano e per la vita dei cittadini italiani, all’estero e in patria.

Poco dopo (sarà stato un caso!) il ministro della difesa Pinotti ha effettivamente mandato una nave e ora anche l’Onu, nella persona di Bernardino Leon, inviato delle nazioni unite, dichiara “C’è una misura che l’unione europea può prendere subito: presidiare in forze il mare davanti alla Libia. Sono certo che il consiglio di sicurezza dell’Onu appoggerebbe l’iniziativa”.

La composizione e le regole di deliberazione del consiglio hanno probabilmente suggerito al prudente diplomatico di adottare il condizionale, invece del futuro. Perché entrambe, composizione e regole, sono ormai inattuali, superate dal disordine globale, dal mutato orientamento degli Stati Uniti sugli assetti europei e mediorientali. Cina, naturalmente, a parte, che ha interessi, in Africa e nel Mediterraneo, per definizione in conflitto con gli Stati Uniti.

La politica e la diplomazia fanno il loro mestiere e richiedono tempi spesso incongrui con le esigenze del terreno (e del mare) di scontro. Mentre l’Italia presidia il mare, l’Inghilterra si interroga sui suoi interessi primari. L’Isis non è stato una sorpresa assoluta per l’efficiente intelligence britannica. Ma le dimensioni e la virulenza del fenomeno, sì.

E le prospettive di ampliamento non sembrano decisamente coerenti con gli interessi di sua maestà. E’ un momento fluido, in cui abili politici europei, disinibiti ma non servili, potrebbero ricavarsi un ruolo mondiale nei prossimi venti anni. Nell’interesse nazionale dell’Europa e del proprio paese, in coincidenza.

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