Alivision, un pasticcio internazionale

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Un annuncio pubblicato nei giorni scorsi sul Sole 24 Ore dalla direzione di una società italiana, denominata Alivision Transport, controllata da una capogruppo britannica, merita attenzione e commento. La società svolge attività di trasporto passeggeri da e per gli aeroporti, a condizioni molto competitive, che non risultano gradite alla concorrenza italiana. Ne è nata una battaglia legale.

La concorrenza, sostenendo che profili di interesse pubblico della gestione di Alivision pregiudichino il mercato di riferimento, ha presentato un esposto alla procura competente. In seguito ad una consulenza tecnica (molto controversa), il pubblico ministero ha chiesto il fallimento della società a brevissimo giro. Alivision, ritenendosi ingiustamente sottoposta al procedimento prefallimentare, ha contrapposto un agguerrito pool di professionisti ed ha pubblicato l’annuncio, che, in particolare, stigmatizza l’operato del consulente tecnico.

Nella circostanza alcuni giornali hanno ricordato che Moretti, amministratore delle ferrovie, ha lamentato il “disastro italiano” delle consulenze tribunalizie. La vicenda andrà avanti o si fermerà, non risultano notizie dell’ultima ora. Ma due corollari della notizia meritano specifica menzione, l’intervento pubblico dell’ambasciatore britannico e la deposizione di pochi giorni precedente, ampiamente ripresa dalla stampa, dell’ex giudice della sezione fallimentare del tribunale di Roma indagata per fattispecie di reato connesse all’esercizio della funzione.

L’ambasciatore con garbo diplomatico, ma con fermezza, in occasione di un convegno, ha richiamato i principi del mercato e le ragioni della competitività tra attività di impresa nel favore dell’utenza, lasciando tuttavia intendere che la società non accetterebbe prevaricazioni e che l’apparato diplomatico interverrebbe nel caso di manomissioni del sistema economico.

L’ex giudice avrebbe dichiarato, nel corso della deposizione, che numerosi giudici della sezione fallimentare accetterebbero compromessi nell’esercizio della funzione. Se la deposizione sarà confermata, il sommovimento della sezione dovrebbe essere immediato, a tutela della credibilità del  sistema giudiziario, del ceto professionale forense (perché il favore riservato ad un avvocato discredita e produce effetti sperequativi in danno dell’intero ceto forense) e, infine, di quei giudici che svolgono onorevolmente la loro funzione.

All’ambasciatore britannico vanno la simpatia, l’attenzione e il sostegno del Nuovo Mille, che, a lui e alle autorità britanniche competenti, segnala, con l’occasione, l’ampia rassegna stampa relativa al caso Seat Pagine Gialle e alla improvvida “generosità” della Royal Bank of Scotland nei confronti dei fondi acquirenti. Questa improvvida generosità ha contribuito a provocare il dissesto della società e la sofferenza delle banche italiane su cui il finanziamento è stato spalmato. Anche questa è materia di interesse della diplomazia, giustamente attenta alle ragioni della competitività nell’Unione Europea, in particolare se vengono minati i cardini della pace sociale e della credibilità di sistema, visto che 300.000 (dato del Sole 24 Ore) risparmiatori hanno perso miliardi di euro. Sarà molto gradita l’opinione dello squisito ambasciatore britannico sul ruolo della Royal Bank, indagata in Gran Bretagna con l’accusa di avere provocato il fallimento di numerose imprese locali.

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