Aggiornamento sulla Nuova Fiera di Roma

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I lettori del Nuovo Mille sanno che la nuova fiera di Roma è uno scempio di risorse pubbliche e un capitolo vergognoso di politica cittadina. L’iniziativa è stata velleitaria, a dir poco, è costata centinaia di milioni sottratti ai bisogni della città, è un tempio allo spreco, denunciato dal Nuovo Mille fin dall’origine, all’inizio dell’anno 2006, con una inchiesta giornalistica motivata e circostanziata, nel tentativo di risparmiare la dilapidazione alle casse cittadine.

L’assessore in carica contestò l’inchiesta, che pochi mesi dopo si dimostrò – purtroppo – perfettamente centrata. Il Nuovo Mille, senza particolari elementi a disposizione, aveva intuito che l’iniziativa sarebbe stata un flop e si sarebbe rivelata una inutile, disastrosa dispersione di denaro pubblico.

L’assessore in carica era Marco Causi, il sindaco era Veltroni, al quale sono succeduti due sindaci, Alemanno e Marino, ma il disastro della nuova fiera, cavalcato all’occorrenza in campagna elettorale, è ancora un bubbone inesploso.

Ora, nove anni dopo, silenziosamente, la società è approdata alla sezione fallimentare del tribunale di Roma alla ricerca della “assoluzione” nella forma dell’ammissione a concordato preventivo. Invece del fallimento, che provocherebbe indagini a carico di tutti i responsabili e, soprattutto, il risarcimento del danno causato ai cittadini. Costretti, nel frattempo, anche a causa della nuova fiera che ha notevolmente aumentato il debito di Roma, a pagare tasse, balzelli diretti e indiretti, tramite l’aumento delle utenze necessarie per vivere (acqua e luce), e a tenersi strade sporche e poco sicure.

Non a caso uno degli articoli pubblicati all’epoca è titolato “Roma ha una nuova fiera ma una pessima vivibilità” e gli altri articoli chiedevano spiegazioni, che da Veltroni non sono mai arrivate. Né, in seguito, sono arrivate da Alemanno. Ora, da Marino, il Nuovo Mille, promuovendo il comitato per la legalità, si aspetta che fornisca alla città i dati del collasso e i nomi delle persone che hanno guadagnato dal disastro e intervenga per impedire un ulteriore scempio a carico della città e della giustizia.

La corte di cassazione ha deciso da sempre che i dissesti societari non possono essere protratti oltre l’anno dallo stato di insolvenza e devono essere denunciati, in quanto tali, alle autorità competenti. Perché le irregolarità, se ci sono, vengano perseguite a norma di legge. Vedremo se Marino, che della legalità ha dichiarato più volte di fare la cifra del suo mandato, interverrà.

 

 

 

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