40 ANNI DI SISTEMA SANITARIO NAZIONALE. SIAMO ANCORA TRA I MIGLIORI AL MONDO?

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La Riforma Sanitaria compie 40 anni . Il prossimo dicembre, infatti, ricorrerà l’anniversario dall’approvazione della legge 833 del 1978, grazie alla quale fu istituito nel nostro Paese  l’attuale Sistema Sanitario Nazionale.

La decisione, ad opera dell’allora governo Andreotti e del ministro della Sanità Anselmi, segnò un momento cruciale per lo sviluppo dello Stato sociale e assistenziale in Italia, ma anche per la democrazia del Paese, dando di fatto attuazione all’art. 32 della Costituzione, secondo il quale è compito della Repubblica “tutelare la salute come fondamentale diritto di ogni individuo e come interesse della collettività”.

L’introduzione del SSN portò l’Italia ad essere uno dei migliori paesi al mondo per la qualità dell’assistenza sanitaria. Venne istituito un unico sistema nazionale, al posto delle molteplici casse mutue esistenti (ognuna per ogni categoria professionale), nel quale Stato e Regioni, in concorrenza, avrebbero fornito alla totalità dei cittadini l’accesso alle cure, sull’intero territorio, secondo i principi di universalità, gratuità, uguaglianza e solidarietà. L’obiettivo del nuovo Sistema non doveva essere solo quello di curare la malattia ma anche di prevenirla ed educare i cittadini alla salute.

Alle Regioni venne riconosciuto da subito il ruolo primario di governo del Sistema, con competenza esclusiva nella regolamentazione e organizzazione delle Asl( fino al ’92 conosciute come Usl) e delle Aziende Ospedaliere, secondo il principio di sussidiarietà, anch’esso costituzionale. Un’autonomia ulteriormente rafforzata con la riforma del Titolo V del 2001 ma che, col tempo ebbe, come conseguenza, quella che oggi è riconosciuta come una delle maggiori problematiche legate alla sanità italiana: la differenza qualitativa del servizio offerto dalle regioni più o meno virtuose. Insieme al problema della sostenibilità finanziaria del Sistema, in un quadro politico ed economico preoccupato di far tornare i conti attraverso tagli alla spesa, trascurando, spesso, i reali bisogni di salute della popolazione.

Ma a distanza di 40 anni, il nostro sistema sanitario è ancora uno dei migliori? Se da una parte recenti studi prestigiosi lo dipingono efficace ed efficiente come pochi altri al mondo (  lo hanno confermato di recente il rapporto di Bloomberg sull’efficienza della spesa sanitaria e lo studio dell’Imperial College londinese e dell’OMS sulla mortalità per malattie non trasmissibili), dall’altra il livello di soddisfazione dei cittadini italiani è in calo, tanto da spingerli sempre più a rivolgersi al privato.

Se, per alcuni aspetti organizzativi, delle cure e delle terapie, e per i passi da gigante compiuti dalla ricerca, i risultati perseguiti in questi decenni sono da considerarsi più che soddisfacenti, anche nel contesto internazionale – basti pensare che l’Italia è il secondo paese più longevo al mondo – per molti altri il traguardo è ancora lontano.  Dai tempi di attesa, più lunghi di anno in anno, agli squilibri territoriali; dalla mancanza di risorse alla precarietà dei medici, sono molte le questioni irrisolte che coinvolgono la sanità individuale e collettiva, sulle quali la politica è ben lontana dal trovare risposte adeguate.

Per situazioni complesse come quella che investe il nostro servizio sanitario, non esistono soluzioni facili. Viene da pensare che quello di cui oggi avrebbe bisogno il Sistema sarebbe una nuova rivoluzione, a partire da quei principi che avevano ispirato la Riforma.

Tenendo presente, però, che gli obiettivi di lungo termine che essa si prefiggeva non possono essere raggiunti se non rispondendo prima alle problematiche reali delle persone. Per tornare ad una dimensione che risponda al cittadino e poi alle necessità di bilancio; ai bisogni dei pazienti e poi a quello di far tornare i conti. Solo così sarà possibile prevenire, oltre a curare. E solo così le persone potranno acquisire fiducia, grazie alla quale ripartire per creare una nuova e moderna coscienza sanitaria.

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