1994, fiction e realtà

accorsi

Si completa con “1994”, fiction di Sky, la trilogia del “cambio” (dal titolo di un libro di Vespa) da prima a seconda repubblica. Comincia l’era di Berlusconi. Si affermano modi di dire, tra cui il “nuovo che avanza” (caduto in disuso quando diviene chiaro che il “nuovo” è tale solo all’apparenza). Si conclude la stagione di Mani Pulite. Inizia con il maggioritario l’era dei duelli tra Berlusconi e Prodi.

Stefano Accorsi, protagonista di 1994, è l’eroe, in negativo e in positivo, del cambio, nei panni di Leonardo Notte, un pubblicitario spregiudicato, che semina vento e non raccoglie tempesta. Quindi, uno bravo a vendere il prodotto e a farla franca. Accorsi lo difende, dice che “non è un infame perché non è un piccolo uomo, quel che fa lo fa in grande”. Cade, però, sull’esempio.

Notte, rivelandosi un ruffiano, spinge Veronica Castello (Miriam Leone) tra le braccia dei leghisti per imbonirseli. Non c’è molta grandezza nell’essere un ruffiano. L’Innominato del Manzoni avrebbe tagliato la gola a chi lo avesse degradato al ruolo di protettore o paraninfo nella scala del male.

Da 1994 noi ci aspettiamo, oltre al racconto, un’interpretazione politica. La versione di Sky. Dopo 25 anni è possibile. Siamo tra la storia e la cronaca. Noi ci aspettiamo che la fiction, sapendo come è andata a finire, dica la sua al telespettatore, gli “spieghi” perché la seconda repubblica in realtà non è decollata. E quindi, descriva i due principali protagonisti del cambio, Berlusconi e Prodi, soffermandosi su somiglianze e diversità, e sulle occasioni perdute per l’Italia.

Ci vuole un atto di coraggio, perché entrambi i personaggi sono ancora nell’agone e non sono noti per essere inclini alla comprensione nei confronti di chi li critica. Figuriamoci in uno sceneggiato. Attendiamo con trepidazione. Intanto, prepariamo i popcorn.

 

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