di Nuovo M.i.l.l.e. | pubblicato il 11 novembre 2011 | in Economia, Giustizia, Politica
La recente polemica a mezzo stampa tra Guido Alpa, avvocato, professore, presidente del consiglio nazionale forense, e Alessandro De Nicola, avvocato, articolista del Sole 24 Ore, sulla previsione di esercizio della professione legale nella forma della società di capitali, ha comportato un dotto ed interessante confronto di idee su somiglianze e dissimiglianze tra professionista italiano (avvocato) e professionista inglese (solicitor e barrister), ma ha dimostrato – di entrambi gli avvocati – l’inconsapevolezza o la disattenzione per i mali congeniti della realtà professionale italiana: il difetto di concorrenza, l’oblio del merito e la rassegnazione disincantata della categoria, presumibilmente indotta dalla (colpevole?) disattenzione dei rappresentanti ed esponenti più qualificati.
I giovani professionisti sono direttamente i più penalizzati dai diffusi e macroscopici illeciti concorrenziali, ma la vera vittima è la società italiana, privata dei benefici effetti di una avvocatura vivace, impegnata nella crescita personale e associativa. È senz’altro materia di autorità antitrust, come ritiene De Nicola.
Non è un caso che il Nuovo M.i.l.l.e. abbia colto l’occasione della introduzione della mediazione nell’ordinamento giudiziario per segnalare all’autorità l’esigenza del suo intervento urgente e qualificato nelle fattispecie lesive della concorrenza di cui soffre la categoria, ma, per quanto se ne sappia, l’indagine conoscitiva, presumibilmente avviata sulla base della segnalazione, ha preso il sopravvento sull’azione: altro male italiano. Almeno a giudicare dalla persistenza dei mali congeniti.
Il presidente Catricalà riferirà i risultati dell’indagine agli avvocati, se vorrà, prima di lasciare l’incarico. Nel frattempo, si guardino intorno gli avvocati Alpa e De Nicola e si rendano conto che la pratica dell’attività legale è già svolta dai grandi studi e dalle società di consulenza, prevalentemente composte da economisti e ingegneri, secondo modalità mutuate dalle organizzazioni di capitale, che gli uffici legali e tributari collegati alle società di revisione godono di indotti privilegi concorrenziali, che l’etica del merito e del concorso di capacità è frustrata dalle incrostazioni di sistema, con notevoli danni per la categoria e per l’economia italiana. Il confronto delle idee è superato dagli eventi. Il dibattito inconcludente diventa sterile polemica personale.

